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produzione

cosa succede
alle olive
nel frantoio.

Attrezzatura e reti per la raccolta delle olive negli uliveti Montifertili ad Acri (CS)

noi un frantoio non ce l'abbiamo. portiamo le nostre olive a uno di fiducia, a pochi minuti dagli uliveti. questo ci mette dalla parte del cliente, non del proprietario — e in quindici anni da clienti abbiamo imparato esattamente dove guardare.

Un frantoio è l'impianto che trasforma le olive in olio. Detta così sembra una formalità: entrano i frutti, esce il liquido. In realtà è il punto in cui un raccolto perfetto può essere rovinato in un pomeriggio, e un raccolto mediocre non può più essere salvato in alcun modo.

Qui sotto c'è quello che succede davvero, fase per fase, e i tre momenti in cui conviene tenere gli occhi aperti.

le cinque fasi, nell'ordine

Un frantoio moderno lavora a ciclo continuo: le olive entrano da un capo e l'olio esce dall'altro senza soste. Il percorso è sempre questo.

  1. defogliazione e lavaggio — foglie e rametti vengono aspirati via, le olive sciacquate con acqua fredda. Le foglie lasciate in massa danno un amaro verde e slegato, diverso da quello buono del frutto.
  2. frangitura — le olive, nocciolo compreso, vengono rotte in una pasta. Si usano frangitori a martelli o a dischi: i martelli sono più veloci e scaldano di più, i dischi sono più lenti e delicati.
  3. gramolatura — la pasta viene rimescolata lentamente perché le goccioline d'olio si uniscano in gocce separabili. È la fase decisiva, e ci torno fra un momento.
  4. estrazione con decanter — una centrifuga orizzontale separa per densità: da una parte la sansa, dall'altra il liquido.
  5. separazione finale — un separatore centrifugo divide l'olio dall'acqua di vegetazione. Quello che esce è olio nuovo, torbido, vivo.

la gramolatura è la fase che decide tutto

Se dovessi guardare un solo numero in tutto il frantoio, guarderei il termometro della gramola. È lì che si gioca la differenza fra un olio che dura due anni e uno che a marzo è già piatto.

Scaldare la pasta conviene al frantoiano: più caldo significa più olio che si libera, quindi resa più alta e più litri da vendere. Ma il calore porta via proprio le molecole volatili che fanno il profumo, e accelera l'ossidazione dei polifenoli, cioè degli antiossidanti. Sopra una certa soglia si guadagnano litri e si perde olio buono.

Lo stesso vale per il tempo. Una gramolatura lunga aumenta la resa ma espone la pasta all'aria. Quaranta minuti a temperatura bassa danno meno olio di novanta minuti a temperatura alta — e un olio incomparabilmente migliore.

"il frantoiano guadagna sulla resa. tu paghi sulla qualità. è un conflitto di interessi strutturale, e va saputo."

"estratto a freddo" non è uno slogan: è una soglia

Sulle bottiglie si leggono due diciture simili che significano cose diverse, ed entrambe sono regolate dalla normativa europea sulla commercializzazione degli oli di oliva — il regolamento delegato (UE) 2022/2104, in vigore dal novembre 2022.

  • estratto a freddo: estrazione per percolazione o centrifugazione a temperatura sotto i 27 °C. È la dicitura che compete agli impianti moderni.
  • prima spremitura a freddo: sempre sotto i 27 °C, ma con il sistema tradizionale a presse idrauliche.

La conseguenza è utile da sapere quando si compra: la gran parte dei frantoi italiani oggi lavora a ciclo continuo e di presse non ne ha nemmeno una. Se su una bottiglia industriale trovi "prima spremitura a freddo", nella migliore delle ipotesi è un'espressione usata per abitudine. Entrambe le diciture, inoltre, sono facoltative: valgono solo per oli vergini ed extravergini e devono riferirsi a tutta la partita.

Un'ultima precisazione che fa risparmiare delusioni: a freddo non vuol dire di qualità. Vuol dire soltanto che non si è superata una temperatura. Olive mediocri lavorate a freddo danno un olio mediocre, semplicemente non scaldato.

ciclo continuo o presse: quale è meglio?

La domanda è naturale e la risposta onesta delude un po': non c'è un vincitore. Le presse tradizionali, con i fiscoli impilati, hanno un fascino reale e lavorano senza aggiunta d'acqua. Ma i fiscoli sono tessuti che assorbono, e se non vengono puliti alla perfezione trattengono residui che irrancidiscono e passano il difetto alle partite successive. È il motivo per cui nel mondo professionale il ciclo continuo ha vinto quasi ovunque.

Un impianto moderno, pulito, condotto a temperatura bassa batte quasi sempre una pressa condotta con pressappochismo. E viceversa. Conta più chi lo guida dell'impianto in sé.

i tre punti dove si rovina un raccolto

Dopo molte campagne, i guasti che abbiamo visto si riducono quasi sempre a tre.

1. l'attesa prima della molitura

Le olive ammassate nei cassoni si scaldano da sole e iniziano a fermentare. La norma di buona pratica parla di molitura entro 24 ore; noi puntiamo a quattro o sei. È il motivo per cui la distanza dal frantoio conta davvero, e non è un dettaglio romantico da sito web.

2. la temperatura in gramola

Sopra i 27 °C si esce dalla definizione di estratto a freddo. Ma già fra i 24 e i 27 si sente la differenza al naso, e il frantoiano di corsa a fine giornata tende ad alzare.

3. la pulizia dell'impianto

Un frantoio lavora centinaia di partite in due mesi. I residui della partita precedente, se l'impianto non viene lavato, finiscono nella tua. Chiedere di essere i primi della mattina, dopo il lavaggio notturno, non è pignoleria.

cosa chiediamo al nostro frantoio

Non abbiamo un impianto nostro, quindi la nostra unica leva è essere clienti esigenti. In concreto chiediamo tre cose: molitura entro poche ore dalla raccolta, gramola sotto i 27 °C con il termometro visibile, e partita lavorata da sola — senza mescolare le nostre olive con quelle di altri conferitori.

Quest'ultimo punto è quello che la gran parte delle persone non immagina: nei frantoi di paese è normalissimo che le olive di più famiglie finiscano nella stessa molitura, e che l'olio venga poi diviso in proporzione. È comodo ed economico. Ma significa che la tua qualità diventa la media della qualità di tutti. Se hai raccolto a mano al momento giusto, è esattamente ciò che non vuoi.

domande frequenti

quanto tempo serve per fare l'olio al frantoio?

Dal momento in cui le olive entrano nella tramoggia a quando l'olio esce dal separatore passano in genere fra i 60 e i 90 minuti. La fase più lunga è la gramolatura, dai 30 ai 60 minuti. Quello che conta di più, però, non è questo tempo ma quello che precede: le ore trascorse fra la raccolta e l'ingresso in frantoio.

quanto olio si ricava da 100 kg di olive?

In genere fra i 10 e i 18 litri, cioè una resa fra il 10% e il 18%. Dipende dalla cultivar, dall'annata, dall'andamento delle piogge e soprattutto dal grado di maturazione: olive raccolte presto danno meno olio ma più ricco di polifenoli, olive mature danno più litri e meno sostanza.

qual è la differenza fra estratto a freddo e spremuto a freddo?

Entrambe indicano una lavorazione sotto i 27 °C, ma cambia il metodo. "Estratto a freddo" si riferisce all'estrazione per percolazione o centrifugazione, cioè gli impianti moderni a ciclo continuo. "Prima spremitura a freddo" indica il sistema tradizionale a presse idrauliche. Poiché oggi quasi nessun frantoio usa più le presse, la seconda dicitura su un olio industriale è spesso soltanto un'abitudine di linguaggio.

l'olio appena uscito dal frantoio si può bere subito?

Sì, ed è il momento in cui è più intenso: torbido, pungente, con l'amaro in evidenza. Molti lo trovano quasi aggressivo. Nelle settimane successive le particelle in sospensione si depositano e il profilo si arrotonda. Se l'olio resta a lungo sul proprio deposito, però, quel deposito fermenta e trasmette difetti: per questo dopo qualche settimana va travasato.

olio nuovo, campagna in corso

l'olio di questa raccolta
è appena uscito dal frantoio.

estratto a freddo entro poche ore dalla brucatura, da olive dei nostri Montifertili ad Acri.

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